Pedofilia: i bambini dicono no. Con un concorso indetto da Meter

gennaio 27, 2007

Hanno più volte disegnato “bambini senza volto, con corpi evanescenti” per dire no alla mafia ed alla pedofilia, perché questi mali sociali strappano la identità e la fiducia nella vita. E’ questo il risultato del concorso sui diritti dei bambini in memoria del bambino Francesco Ferreri ad un anno della sua tragica morte, dopo essere stato abusato da parte di un gruppo di pedofili e organizzato dall’Associazione Meter di don Fortunato Di Noto e dalla diocesi di Piazza Armerina.

Il concorso è stato l’ultima tappa di un itinerario educativo alla legalità organizzato dall’associazione diretta dal prete di Avola e rivolto a tutte le scuole medie dei paesi della diocesi piazzese. Il concorso è stato coordinato da Cinzia Vella, psicologa dell’associazione Meter. Al convegno parteciperanno il vescovo della diocesi di Piazza Armerina Monsignor Michele Pennisi, i sindaci dei comuni di Gela, Piazza Armerina e Barrafranca e don Fortunato Di Noto presidente dell’Associazione Meter. “Come dimostrano gli ultimi fatti di Palermo, Sassari e San Benedetto del Tronto, che hanno visto coinvolti ragazzini di 13 in fatti osceni con bambini di 8 anni, la pedofilia e gli abusi sessuali oggi sono un cancro e un’emergenza reale nella nostra società”.

“Dai bambini di Gela e Barrafranca viene invece un forte messaggio di incoraggiamento che dimostra come questo sia un male guaribile. Nel loro elaborati grafici – dice don Di Noto – si vede chiaramente un’inversione di tendenza. Questi piccoli attraverso i loro disegni non si nascondono dietro nessuno e denunziano senza mezzi termini la mafia e la pedofilia manifestando chiaramente il loro diritto ad avere un’identità che hanno rappresentato più volte disegnando scene con bambini senza volto”. Al concorso hanno partecipato un centinaio di bambini. Cinque sono stati scelti come vincitori ma a tutti verrà consegnato un attestato di partecipazione.

 Fonte: Libero.it

Approvato in Olanda il Partito dei pedofili

luglio 28, 2006

Il Tribunale dell’Aia ha stabilito che il Partito dei pedofili, fondato da Ad van den Berg, potrà presentarsi alle prossime elezioni che si terranno nella “terra delle libertà”.

All’interno del suo programma, la proposta della legalizzazione della pedopornografia e la sua trasmissione in ore diurne, del sesso con gli animali, dell’abbassamento dell’età per i rapporti consensuali con minori da 16 a 12 anni, l’insegnamento dell’educazione sessuale sin dall’asilo, la libertà di circolare nudi nei luoghi pubblici.

 In sostanza, la normalizzazione di una malata condizione, senza rispetto e tutela per chi, come i bambini, vuol vivere una vita senza traumi.

 Fonte: www.trad8.it

La svolta

maggio 22, 2006

Un paio d'anni dopo mi misi con un ragazzo che mi adorava, il mio primo ragazzo. Mio zio aveva paura che ci avrebbe diviso, ed io non potevo confessargli tutto ciò che mi costringeva a fare. Fu allora che capii che quella situazione non era giusta, né sana, né normale.

Un giorno ne parlai con una mia amica che, in un certo senso, alla lontana, era anche lei imparentata con lui. Andai ad assistere ad un suo esame all'università e, alla fine, mi avvicinai e le sussurrai quella "cosa importante" che prima non aveva voluto sentire: "Zio Claudio mi costringe a fare le schifezze". Lei restò allibita, e mi convinse a parlarne con i miei.

Non credevo che fosse la cosa giusta da fare, infatti a casa mia volarono grida e lacrime. Mia madre svenne. Mio padre gli intimò di non farsi più vedere né sentire. Tuttavia, mia zia non mi credette, e mi dissuasero dal denunciarlo, perché "Al Sud, i panni sporchi, è meglio lavarli in famiglia". Avevano paura che la notizia si diffondesse, non volevano dare a mia nonna un dispiacere ed un dolore così grande, dicevano.

Da quel giorno non lo vidi più, e non mi fu facile rimuovere dalla memoria le scene di quei "momenti caldi" trascorsi insieme, in cui io "non vedevo e non sentivo". Lui per un po' continuò a telefonare a casa delle mie amiche perchè mi convincessero a tornare con lui, e seppi che ci aveva provato anche con loro.

“Compito in classe” di Daniele Cascella

maggio 22, 2006

Un cortometraggio girato a Giovinazzo (BA), dal regista Daniele Cascella, con i ragazzi della 4a C della Scuola Elementare S.Giovanni Bosco, che denuncia gli abusi sui minori.

“Compito in classe” finora ha partecipato al Festival di Annecy (Francia) 2005; Festival Internazionale del cortometraggio di Siena 2005; Scrittura e Immagine – Premio Flaiano 2005; Festival del Cinema Indipendente di Foggia 2005; Premio Nickelodeon 2005 – Vincitore Primo premio; Parma video Festival 2006 – Vincitore del Premio Scuola; Festival di Aubagne (Francia) 2006; Festival di Novara 2006 – Vincitore del Premio Scelto dagli studenti: Trofeo "Nando"; Linea d’ombra 2006; Salento Finibus Terrae 2006; Festival del cortometraggio di Istanbul (Turchia) 2006; Inventa un Film 2006; Reggio Film Festival 2006; La cittadella del corto – Trevignano Romano 2006; Cortopotere 2006; Festival di Naoussa (Grecia) 2006; Suessola 2006; Valdarno 2006; Festival cinema europeo – Lecce 2006; Bianco film festival – Perugia 2006; Corta! Porto international short film festival – Portogallo 2006.

In una classe elementare una maestra fa svolgere ai propri alunni un compito in classe, una normale verifica così come è prevista dai programmi scolastici. La traccia è suggerita dagli stessi bambini: "Una persona importante nella vostra vita: vostro padre". Uno dei compiti svolti, racconta di un dramma familiare, un orrore nascosto. 

Il regista, per spiegare l'idea del film, ricorda un drammatico episodio avvenuto 5 anni fa in Puglia. Una bambina di 9 anni, Graziella Mansi, fu trucidata quasi per gioco da un branco di ragazzi diciottenni. Prima di morire disse rivolgendosi ad uno di loro: “ragazzo perché mi fai del male?”. Questa domanda semplice, banale, descriveva con tutta la sua ingenuità, il male, l’orrore che a volte viene fatto dai grandi verso i bambini. Bambini che sono del tutto indifesi, oggetti dei desideri maligni di alcuni adulti. Carnefici che non si distinguono in merito ad età, censo, casta, cultura e provenienza geografica. Ma che comunque hanno un comune denominatore: le vittime. Bambini che non hanno alcuna difesa ma che forse hanno una colpa: purtroppo si fidano degli adulti, di tutti gli adulti, anche di taluni mostri. Daniele Cascella ha tentato di far riflettere su tutto ciò.

Una storia con mio zio

aprile 13, 2006

Avevo 16 anni quando tutto è cominciato. Eravamo in vacanza insieme, con le rispettive famiglie, e lui mi invitò a fare una passeggiata.

Seguirono telefonate, regalini, ricariche per farmi stare zitta. E poi veniva a prendermi anche sul tardi quando uscivo con le amiche, cosa che mio padre non faceva. Mi faceva sentire una donna: diversa, più grande, lusingata, di una bellezza che i miei compagni che mi prendevano in giro sembrava non riuscissero a percepire. 

Mi diceva che era normale, che tutti i suoi colleghi, se pur sposati, avevano storie con delle ragazzine. Aggiungeva che lui mi amava, e che stava con la moglie – sorella di mia madre – ormai solo per affetto, e che nessuno avrebbe potuto dividerci.  

I cybernauti mi trovano così…

aprile 13, 2006

1) il mio ragazzo non si fa sentire (neanche il mio…quasi quasi è meglio trovarsi un maniaco che almeno ci chiama a tutte le ore!)

2) ho visto mia zia.. (Salutamela!)

3) body guard al peperoncino (Chi non ha mai sognato una guardia del corpo un po' piccante…)

4) sorella spiata (Eh no! Adesso basta! Cos'è, una nuova edizione del Grande Fratello???)

5) terrorizzare una persona (davvero c'è gente che cerca su Internet questo tipo di consigli? Ah, allora è lui, l'ho scoperto, è quello che mi telefona!)

…era giusto per ridere un po'…

Nuovo numero gratuito antiviolenza

aprile 13, 2006

In occasione dell’8 marzo, festa della donna, e’ stato istituito dal ministero delle pari opportunita’ un nuovo servizio contro le violenze sulle donne. Si tratta di Antiviolenza Donna 1522, numero gratuito il cui scopo e’ quello di dare informazioni e sostegno alle donne che subiscono abusi e violenze, ma anche alle donne che vivono in condizioni di disagio.

Come funziona? Basta chiamare e si ricevera’ un primo supporto di carattere sia psicologico che giuridico prima di essere indirizzati alle varie strutture specializzate gia’ presenti sul territorio (come strutture sanitarie, forze dell’ordine…).

Oltretutto a questo numero gratuito risponde un call center dotato di funzionalita’ multilingue, ed e’ quindi accessibile anche alle molte donne, straniere ed extracomunitarie, che vivono in condizioni di disagio senza nemmeno sapere a chi potersi rivolgere.

Il numero gratuito e’ ovviamente attivo 24 ore su 24, 7 giorni su 7, tutto l’anno.

(fonte: http://gratisdavvero.blogspot.com)

My bodyguard

aprile 11, 2006

Ieri è arrivato il dispositivo di protezione personale che avevo ordinato su Internet. Ben solido, con ammortizzatori, indistruttibile. Chiama aiuto ed è così fastidioso da indurre chiunque a non starmi vicino quando è in funzione. Ben € 39,10 che mi auguro servano a qualcosa. Se non altro, mi fa sentire più sicura. Forse un acquisto utile anche per il futuro. Vedremo…

ImPaZzEnDoImPaZzEnDo

aprile 10, 2006

Al ritorno sono scoppiata a piangere. Mi sentivo impotente, avevo paura di uscire di casa, non potevo più vivere con questo tormento, anzi già non stavo vivendo più.

Papà si è offerto…o ha minacciato…di portarmi da uno psichiatra per farmi imbottire e farmaci e farmi stare più tranquilla. Oppure, ha detto, avrei potuto scegliere un'altra città: Roma, Milano, Bologna, qualsiasi cosa se qui non riscivo più a stare tranquilla, e mi avrebbe pagato un appartamento lì per farmi cambiare zona e finirla una volta per tutte con questa storia.

Siamo tornati a casa, e sebbene avesse preso un giorno di ferie per non lasciarmi sola in uno stato emotivo così debole e fragile, l'ho pregato invano singhiozzando di chiudere la porta d'ingresso a chiave.

E' stato quel giorno che ho scoperto uno scottante segreto di cui nessuno, qui, aveva mai voluto parlare. Ero finalmente abbastanza grande per saperlo.

Carabinieri

aprile 10, 2006

Il giorno dopo sono andata a sporgere denuncia. A dire il vero ero già andata altre due volte, ma mi dicevano sempre di tornare il giorno dopo. Non è possibile che scoraggino la gente in questo modo.

Mi hanno fatta sedere in una stanzetta, ed il principale è stato gentile, mi ha fatto un po' da psicologo, dicendo che secondo lui dovevo pensarci, dato che avevo tre mesi di tempo per fare la denuncia. Diceva che dovevo assumermi le mie responsabilità in futuro, senza contare su mamma e papà, anche quando ci sarebbe stato da pinagere. Ma in che senso? Volevo sapere a cosa si stava riferendo, quali potessero essere le possibili controindicazioni e conseguenze, ma lui accettava di parlarne solo se rimandavo la denuncia.

Alla fine mi ha fatto raccontare tutta la storia, ed ha detto che più che il fatto che quell'uomo si fosse presentato a casa mia, la cosa assurda erano le telefonate di quando ero piccola, perché se avessi denunciato queste molestie tempo fa si sarebbero mossi subito perchè ero minore di 14 anni e comunque minorenne, mentre adesso la pratica verrebbe praticamente archiviata. Quindi, dato che il maniaco ultimamente non distingue la mia voce da quella di mia sorella e spesso parla con lei, dovremmo far comparire questo sulla denuncia come aggravante, dato che lei è ancora minorenne.

Lui e papà alla fine si sono avviati verso la porta come se niente fosse, con me che continuavo a dire di voler fare questa maledetta denuncia. Il carabiniere mi ha detto che bisognava farla "contro persone da identificare" e non "contro ignoti" per avere qualche possibilità di riuscita. Dovevo quindi aspettare un po' ed annotare tutti i dettagli (giorno, ora, parlato) delle telefonate perchè loro potessero individuarle con più facilità, ed eventualmente registrarle. 

Infine mi ha consigliato di rivolgermi ad un penalista, chiedendomi perché mia madre che è avvocato non ci abbia pensato prima. Già…perché mamma non l'aveva fatto?


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