Al ritorno sono scoppiata a piangere. Mi sentivo impotente, avevo paura di uscire di casa, non potevo più vivere con questo tormento, anzi già non stavo vivendo più.
Papà si è offerto…o ha minacciato…di portarmi da uno psichiatra per farmi imbottire e farmaci e farmi stare più tranquilla. Oppure, ha detto, avrei potuto scegliere un'altra città: Roma, Milano, Bologna, qualsiasi cosa se qui non riscivo più a stare tranquilla, e mi avrebbe pagato un appartamento lì per farmi cambiare zona e finirla una volta per tutte con questa storia.
Siamo tornati a casa, e sebbene avesse preso un giorno di ferie per non lasciarmi sola in uno stato emotivo così debole e fragile, l'ho pregato invano singhiozzando di chiudere la porta d'ingresso a chiave.
E' stato quel giorno che ho scoperto uno scottante segreto di cui nessuno, qui, aveva mai voluto parlare. Ero finalmente abbastanza grande per saperlo.