La svolta

Un paio d'anni dopo mi misi con un ragazzo che mi adorava, il mio primo ragazzo. Mio zio aveva paura che ci avrebbe diviso, ed io non potevo confessargli tutto ciò che mi costringeva a fare. Fu allora che capii che quella situazione non era giusta, né sana, né normale.

Un giorno ne parlai con una mia amica che, in un certo senso, alla lontana, era anche lei imparentata con lui. Andai ad assistere ad un suo esame all'università e, alla fine, mi avvicinai e le sussurrai quella "cosa importante" che prima non aveva voluto sentire: "Zio Claudio mi costringe a fare le schifezze". Lei restò allibita, e mi convinse a parlarne con i miei.

Non credevo che fosse la cosa giusta da fare, infatti a casa mia volarono grida e lacrime. Mia madre svenne. Mio padre gli intimò di non farsi più vedere né sentire. Tuttavia, mia zia non mi credette, e mi dissuasero dal denunciarlo, perché "Al Sud, i panni sporchi, è meglio lavarli in famiglia". Avevano paura che la notizia si diffondesse, non volevano dare a mia nonna un dispiacere ed un dolore così grande, dicevano.

Da quel giorno non lo vidi più, e non mi fu facile rimuovere dalla memoria le scene di quei "momenti caldi" trascorsi insieme, in cui io "non vedevo e non sentivo". Lui per un po' continuò a telefonare a casa delle mie amiche perchè mi convincessero a tornare con lui, e seppi che ci aveva provato anche con loro.

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